Il gestore di filiale ha ascoltato il pitch, ha fatto i complimenti per il prodotto e ha chiesto una copia del piano. Due settimane dopo arriva la risposta del comitato credito: la pratica non passa. Nessun rilievo sul mercato, nessuna obiezione sul team. Una riga sola: "capacità di rimborso non adeguata". Il founder rilegge il piano e non capisce. I ricavi crescono, il secondo anno chiude in utile, c'è una garanzia. Cosa manca?
Manca un numero che nel piano non c'era e che l'analista ha calcolato da solo, a margine di una pagina: il DSCR, Debt Service Coverage Ratio. È il rapporto tra la cassa che la gestione produce in un anno e la rata di quello stesso anno, capitale più interessi. Sotto 1, la cassa non copre la rata. Intorno a 1,2, la copre con un margine sottile. Sopra 1,5, di solito, l'analista smette di preoccuparsi e passa oltre.
Il comitato credito non legge il piano dalla prima pagina. Parte da lì, perché la domanda a cui deve rispondere è una sola: questa impresa restituirà i soldi con quello che produce, oppure li restituirà con altri soldi che deve ancora trovare? Mercato, prodotto e team contano nella misura in cui rendono credibile la risposta a quella domanda, non il contrario.
Per chi ragiona in termini di crescita e traction è uno spostamento brusco: l'investitore compra il futuro, la banca presta sull'anno che viene. Qui sotto: come si calcola il DSCR, come si comporta quando una startup parte in perdita, quali leve lo spostano e quali errori lo affondano, con un esempio numerico su due anni.
Cos'è il DSCR e perché il comitato parte da lì
La formula, nella versione più usata per le piccole imprese, è questa: DSCR = (EBITDA − imposte) / (quota capitale + interessi) dell'anno. Il numeratore approssima la cassa della gestione corrente; un analista prudente sottrae anche investimenti di mantenimento e capitale circolante, e il numero scende. Il denominatore è il servizio del debito: tutto il debito, non solo il prestito che stai chiedendo. Se hai già un leasing o un fido utilizzato, la loro rata entra nel conto.
Il motivo per cui il comitato parte da qui è pratico. Il TAM si può gonfiare, la traction si può raccontare, la rata no: è un contratto con una data. Il DSCR è l'indicatore che collega più direttamente le ipotesi di business a un obbligo contrattuale, e per questo è il primo filtro: se non passa, il resto non viene discusso.
1,2
soglia tipica richiesta dalle banche: 1,20 euro di cassa per ogni euro di rata
Le tre zone
Le soglie variano da istituto a istituto e con le garanzie, ma la lettura tipica è questa. Sotto 1: la gestione non copre la rata e la differenza la mette qualcun altro. Intorno a 1,2: la rata è coperta con un cuscinetto del 20%, abbastanza per un trimestre storto e non molto di più; è la soglia che le banche usano tipicamente come condizione. Sopra 1,5: il debito è comodo rispetto alla cassa e la discussione si sposta su garanzie e destinazione del finanziamento.
Il primo anno in perdita non è il problema, il secondo sì
Una startup che chiede un prestito prima del break-even ha quasi sempre un DSCR negativo o ben sotto 1 nei primi anni: EBITDA sotto zero o appena positivo, imposte a zero, un rapporto che non copre la rata. L'analista lo sa. Non boccia una pratica perché l'anno 1 è in rosso; la boccia se il piano non dice chi paga la rata finché il rapporto non supera 1,2, e in quale anno succede.
Quello che il comitato vuole vedere è una traiettoria, per esempio: DSCR negativo nell'anno 1, intorno a 1 nell'anno 2, sopra 1,2 dall'anno 3, con la cassa iniziale e l'apporto dei soci che coprono esplicitamente il buco dei primi anni. È un ragionamento che somiglia al calcolo del runway, con una differenza: il runway risponde a "quanti mesi ho", il DSCR a "da quando la gestione paga il debito da sola".
L'esempio: 200.000 euro in cinque anni
I numeri che seguono sono un esempio costruito per il ragionamento, non un caso reale. Una società chiede 200.000 euro al 5% su cinque anni, rata costante: circa 46.200 euro l'anno. Nell'anno 1 la rata è fatta di 10.000 euro di interessi e 36.200 di capitale; nell'anno 2 di 8.200 di interessi e 38.000 di capitale. La società investe 50.000 euro in attrezzature ammortizzate in cinque anni, 10.000 l'anno.
Anno 1: ricavi 300.000, costo del venduto al 40% (120.000), altri costi operativi 90.000, personale 120.000. EBITDA: −30.000. Imposte: zero, è una perdita. DSCR = −30.000 / 46.200 = −0,65.
Anno 2: ricavi 520.000, costo del venduto 208.000, altri costi 110.000, personale 150.000. EBITDA: 52.000. Ammortamenti 10.000, EBIT 42.000. Le imposte, in forma semplificata: la perdita fiscale dell'anno 1 (circa 50.000, contando ammortamenti e interessi) azzera l'imponibile IRES; resta l'IRAP al 3,9% sull'EBIT, circa 1.600. DSCR = (52.000 − 1.600) / 46.200 = 1,09.
| Anno 1 | Anno 2 | |
|---|---|---|
| EBITDA | −30.000 | 52.000 |
| Imposte | 0 | 1.600 |
| Cassa per il debito | −30.000 | 50.400 |
| Rata (capitale + interessi) | 46.200 | 46.200 |
| DSCR | −0,65 | 1,09 |
Il piano chiude l'anno 2 in utile e copre la rata. Eppure 1,09 è sotto 1,2: la pratica torna indietro con una richiesta di più garanzie, più capitale dei soci o una rata diversa. È la riga "capacità di rimborso non adeguata" della scena iniziale. Il motore finanziario di StartApp calcola il DSCR così, anno per anno, dalle ipotesi che l'utente conferma; qui lo rifacciamo a mano per vedere che cosa lo muove.
Le leve che spostano il numero
Il DSCR è una frazione: si alza riducendo il denominatore o aumentando il numeratore. Sull'esempio, anno 2, con le imposte ricalcolate dove cambia l'EBIT:
| Leva | Rata | Cassa per il debito | DSCR |
|---|---|---|---|
| Piano base | 46.200 | 50.400 | 1,09 |
| Stessi 200.000 su 7 anni | 34.560 | 50.400 | 1,46 |
| 150.000 invece di 200.000, 5 anni | 34.650 | 50.400 | 1,45 |
| Costo del venduto al 35% invece del 40% | 46.200 | 73.000 | 1,58 |
| Altri costi operativi −15.000 | 46.200 | 64.800 | 1,40 |
Due osservazioni. Allungare a sette anni e chiedere 50.000 euro in meno portano quasi allo stesso punto: chiedere meno è una leva vera, non una rinuncia, e se il piano di spesa regge con 150.000, chiederne 200.000 peggiora il rapporto senza aggiungere nulla. E cinque punti di margine lordo valgono più di qualsiasi ristrutturazione della rata, perché agiscono su tutti gli anni, non solo su quello che rinegozi.
Il preammortamento merita una nota a parte. Dodici mesi di sola quota interessi riducono l'uscita dell'anno 1 da 46.200 a 10.000 euro e proteggono la cassa nell'anno peggiore, ma non alzano il DSCR dell'anno 2, che paga comunque la rata piena, o una rata più alta se la durata totale resta di cinque anni e il capitale si ammortizza in quattro. Compra tempo, non cambia il rapporto.
Gli errori che il comitato vede subito
Il primo errore è contare l'erogazione del prestito come cassa operativa. Nell'esempio, l'anno 1 chiude con la cassa in positivo perché sono entrati 200.000 euro di prestito: sembra che la rata sia coperta, ma la paga il prestito stesso. L'analista separa i flussi (gestione corrente, investimenti, finanziamenti) e, se la rata dell'anno 1 è coperta solo dall'erogazione, lo scrive come "rimborso con nuovo debito".
L'erogazione non è cassa operativa
Un piano in cui la cassa di fine anno 1 è positiva grazie al prestito appena ricevuto non dimostra capacità di rimborso. Dimostra che il prestito è stato incassato. Il DSCR si calcola sulla cassa della gestione, prima dei flussi finanziari.
Il secondo errore è dimenticare le imposte. Nell'esempio pesano poco nell'anno 2, perché il riporto delle perdite azzera l'IRES. Dall'anno in cui le perdite pregresse sono esaurite, IRES al 24% e IRAP al 3,9% portano via, nella forma semplificata usata qui, oltre un quarto dell'utile ante imposte, e un piano che presenta EBITDA/rata invece di (EBITDA − imposte)/rata sta mostrando un DSCR che non esiste.
Il terzo errore è presentare una rata che la cassa non copre e sperare che il comitato non faccia il conto. Lo farà: è il primo conto che fa. L'alternativa è dichiarare il buco, con una frase del tipo: "nei primi due anni il servizio del debito è coperto da 80.000 euro di apporto dei soci, qui documentato; dall'anno 3 il DSCR supera 1,3". Un comitato può approvare una frase così. Se il piano non la contiene, l'analista la aggiunge lui, con numeri peggiori dei tuoi.
Cosa portare al comitato
Il DSCR anno per anno, con la formula esplicita, le imposte incluse e tutto il debito nel denominatore. L'anno in cui supera 1,2. Chi copre la rata prima di quell'anno e con quali soldi. Uno scenario con ricavi del 20% più bassi: se regge anche lì, la parte dei conti è fatta.
Un founder entra in banca con una storia. L'analista cerca, in quella storia, una frazione. Chi la scrive per primo decide come viene letta.
Se vuoi vedere il DSCR del tuo piano anno per anno, con scenari e un controllo di coerenza sui dati del progetto, crea il tuo progetto su StartApp. Per domande sulla preparazione di una pratica bancaria, scrivici.
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L'autore
Team StartApp
Siamo il team di Master Academy, basati a Roma. Costruiamo StartApp Toolbox, la piattaforma AI che aiuta i founder italiani a preparare Business Plan e Pitch Deck con i numeri di un piano finanziario calcolato dalla piattaforma. Scriviamo qui di AI, fundraising e ecosistema startup italiano — senza hype.