La sera prima del closing, un founder apre il foglio di calcolo costruito mesi prima e aggiorna due celle: pre-money 1,5 milioni, investimento 500.000. La formula restituisce 25% all'investitore e 75% ai soci. È il numero di cui si è parlato a cena e nelle call. Poi rilegge il term sheet e trova una riga presa per un dettaglio: pool di stock option pari al 10% del capitale fully diluted post-money, da costituire prima del closing. Rifà i conti. I founder non hanno il 75%: hanno il 65%. Dieci punti spariti in una frase, senza che la valutazione o l'importo siano cambiati.
Nessun caso limite: i round funzionano così. La quota che resta ai fondatori dipende da tre cose discusse quasi sempre nell'ordine sbagliato: la valutazione, di cui si parla sempre; il pool, di cui si parla poco; le clausole, di cui si parla quando è tardi. Per peso economico, l'ordine giusto è il contrario.
Questo articolo segue un'unica società attraverso due round, con numeri dichiarati come esempio, dal 100% iniziale fino alla quota che resta e a quanto vale. Non per scoraggiare dalla raccolta: una quota più piccola di una società più grande è spesso un ottimo affare. Per arrivare al tavolo sapendo quale numero stai firmando, e quali righe contano più di quel numero.
Le due formule che bastano per iniziare
Il post-money è la pre-money più l'investimento. La quota dell'investitore è l'investimento diviso il post-money. Tutto il resto è conseguenza.
Con pre-money 1,5 milioni e un round da 500.000, il post-money è 2 milioni e l'investitore ottiene 500.000 / 2.000.000 = 25%. Chi aveva il 100% scende al 75%. Non ha ceduto azioni: ne sono state emesse di nuove, e le sue sono ora una frazione più piccola di un totale più grande. Questa è la diluizione: non perdi azioni, perdi peso.
25%
quota dell'investitore con 500.000 euro su un post-money di 2 milioni
Una conseguenza che sfugge spesso: l'importo incide quanto la valutazione. Raccogliere 700.000 invece di 500.000 alla stessa pre-money porta l'investitore al 31,8%. Il capitale in più ha un prezzo in punti, da confrontare con i mesi di runway che compra.
Il pool ESOP: perché lo paghi tu
Il pool di stock option è la riserva di capitale destinata a futuri dipendenti e collaboratori chiave. Gli investitori lo chiedono tipicamente in una forma precisa: costituito prima del round, calcolato come percentuale del post-money, a carico dei soci esistenti. Nell'esempio, pool al 10% significa che il 10% della società dopo il round è riservato a opzioni. L'investitore ha il suo 25%. Ai founder resta il 65%, non il 75%: il pool è stato scorporato dalla loro quota, non da quella di chi entra.
Perché gli investitori lo vogliono così
Dietro c'è una logica, e conviene capirla. Le persone che il pool servirà ad assumere costruiranno l'azienda che l'investitore sta finanziando: il costo di attrarle fa parte del piano, quindi del valore attuale della società, quindi della pre-money. Se il pool fosse creato dopo il round diluirebbe anche l'investitore, che scenderebbe dal 25% al 22,5%. Chiedendolo pre-money, protegge la percentuale negoziata. Per i founder la conseguenza è che la pre-money vera non è quella sul term sheet: detengono il 65% di 2 milioni, cioè 1,3 milioni, e quella è la loro pre-money effettiva.
Negozia la dimensione del pool, non solo la valutazione
Un pool al 10% e uno al 15% sulla stessa pre-money cambiano la quota dei founder di cinque punti pieni; nell'esempio, alzare la pre-money del 10% ne restituisce meno di due. Negozialo partendo dal piano assunzioni: quante persone chiave entreranno prima del round successivo e con quale equity. Un pool dimensionato sul piano è difendibile; uno dimensionato per abitudine è valore regalato.
Il secondo round: la diluizione si moltiplica
Supponiamo che il piano funzioni. Diciotto mesi dopo la società raccoglie un secondo round: pre-money 6 milioni, investimento 2 milioni, post-money 8 milioni. Il nuovo investitore ottiene 2 / 8 = 25%. Tutti gli altri, founder, primo investitore e pool, vengono diluiti nella stessa proporzione: ogni quota viene moltiplicata per 0,75.
| Socio | Prima del round 1 | Dopo il round 1 | Dopo il round 2 | Valore al post-money di 8 milioni |
|---|---|---|---|---|
| Founder (due, in parti uguali) | 100% | 65% | 48,75% | 3.900.000 |
| Investitore A | - | 25% | 18,75% | 1.500.000 |
| Pool ESOP | - | 10% | 7,5% | 600.000 |
| Investitore B | - | - | 25% | 2.000.000 |
I founder sono passati dal 100% al 48,75%: una diluizione cumulata del 51,25% in due round. La diluizione non si somma, si moltiplica: 0,65 per 0,75 fa 0,4875. La tabella non lo mostra, ma ogni nuovo investitore tende a chiedere che il pool venga ricostituito prima del suo ingresso, di nuovo a carico dei soci esistenti: altri punti in meno ai founder.
51,25%
diluizione cumulata dei founder dopo due round nell'esempio di questo articolo
Eppure, sulla carta, i founder stanno molto meglio. Prima del primo round la loro partecipazione valeva, alla pre-money, 1,5 milioni; dopo due round vale 3,9 milioni. Hanno ceduto poco più di metà della società e più che raddoppiato il valore della quota. È la fetta più piccola di una torta più grande, ed è il motivo per cui la diluizione in sé non è il problema.
Quando la fetta più piccola vale meno
Il ragionamento regge a tre condizioni: che la valutazione cresca davvero fra un round e l'altro, che la società arrivi a un'uscita, e che a quell'uscita i founder incassino in proporzione alla quota. Le prime due dipendono dall'esecuzione. La terza da clausole che pesano più della percentuale e stanno nel term sheet, non nella cap table.
Liquidation preference
È il diritto dell'investitore di ricevere, in caso di vendita o liquidazione, una somma prima che il resto venga distribuito pro quota. Nella forma "1x non partecipante" l'investitore sceglie fra riprendersi il capitale investito e incassare la sua percentuale: la più alta delle due. Nella forma "partecipante" si riprende il capitale e poi partecipa anche alla distribuzione del resto.
Nell'esempio, gli investitori hanno versato in totale 2,5 milioni con preferenza 1x non partecipante. Se la società viene venduta a 2,5 milioni, una cifra che in un pitch passerebbe per un'uscita, esercitano la preferenza e si riprendono tutto. Ai founder, titolari del 48,75% della società, resta zero. La percentuale era corretta; a comandare era un'altra clausola.
Anti-diluizione
Protegge l'investitore se un round successivo avviene a una valutazione più bassa, il down round. Con la formula "weighted average" il prezzo delle sue azioni viene ricalcolato in base a quanto è stato emesso nel nuovo round e a che prezzo: qualche azione in più a lui, qualche punto in meno ai founder. Con il "full ratchet" il prezzo viene riportato per intero a quello del nuovo round, come se fosse entrato alla valutazione più bassa, e la diluizione aggiuntiva ricade quasi tutta sui founder. Quale delle due formule è scritta nel term sheet si scopre, di solito, nel momento peggiore per rinegoziarla.
I tre errori che costano più della valutazione
Negoziare solo il numero grande
Chi porta a casa una pre-money più alta e accetta in cambio un pool più ampio, una preferenza partecipante e un full ratchet ha vinto la trattativa che si vede e perso le tre che contano. La pre-money è il numero che si racconta; gli altri decidono cosa succede ai soldi.
Dimenticare il pool nei calcoli
Il simulatore di diluizione di StartApp applica le formule di questo articolo nell'ordine giusto: scorpora il pool dai founder prima del round, poi calcola la quota dell'investitore come investimento diviso post-money. È l'ordine che tipicamente si usa dall'altra parte del tavolo; arrivarci con lo stesso foglio evita la scena della sera prima del closing.
Promettere quote a voce
"Ti do il 5%" detto a un primo dipendente o a un advisor, senza scrivere di quale capitale, a quale data, con quale vesting e da quale pool, è un debito che riemerge al primo round, quando l'investitore chiede la cap table fully diluted. Ogni promessa di equity va scritta, come percentuale del fully diluted a una data precisa, e dovrebbe uscire dal pool.
Tre domande prima di firmare un term sheet
Qual è la mia quota post-money, pool incluso, e quanto vale alla pre-money effettiva? A quale prezzo di uscita i founder cominciano a incassare, date le preferenze? Cosa succede alla mia quota se il prossimo round è a una valutazione più bassa? Se una risposta non è un numero, la trattativa non è finita.
La diluizione non è un costo da minimizzare, è il prezzo di un'accelerazione, e come ogni prezzo va conosciuto prima di pagarlo. I founder dell'esempio hanno ceduto il 51,25% della società e, se il piano regge, ne usciranno con una partecipazione che vale più del doppio di quella con cui sono entrati. Oppure, a un'uscita da 2,5 milioni, con niente. La differenza fra i due finali non sta nella percentuale. Sta nelle righe che hanno letto, o non letto, la sera prima.
Per provare i numeri del tuo round prima di sederti al tavolo, crea un account gratuito su StartApp e usa il simulatore di diluizione. Per domande su un term sheet specifico, scrivici.
Trovato utile? Condividi con un founder che ne ha bisogno.
L'autore
Team StartApp
Siamo il team di Master Academy, basati a Roma. Costruiamo StartApp Toolbox, la piattaforma AI che aiuta i founder italiani a preparare Business Plan e Pitch Deck con i numeri di un piano finanziario calcolato dalla piattaforma. Scriviamo qui di AI, fundraising e ecosistema startup italiano — senza hype.